Arturo Brachetti incanta Cagliari con “Solo”, un viaggio tra memoria, fantasia e trasformismo
Tre serate al Teatro Massimo di Cagliari hanno segnato il ritorno in Sardegna di Arturo Brachetti con il suo one-man show SOLO. The Legend of Quick-Change. Un vero e proprio viaggio nella memoria, nella fantasia e nell’arte del trasformismo, di cui Brachetti è maestro indiscusso.
L’artista torinese ha portato sul palco la miniatura della villa della sua infanzia: un rifugio della mente, un bisogno suo e, in fondo, di tutti noi. Un luogo speciale in cui vorremmo tornare a vivere i giorni allegri e spensierati della giovinezza, e a cui, di tanto in tanto, facciamo ritorno con il pensiero.
Una casa densa di magia
Nella dimora di Brachetti, senza luogo e senza tempo, ogni stanza rappresenta una parte della sua ‒ e della nostra ‒ interiorità. Lo spettacolo si apre con il ritrovamento di un vecchio televisore, da cui prende il via una sequenza di trasformazioni ispirate al mondo delle serie TV.
In seguito, altri oggetti della vita quotidiana prendono vita e diventano spunti per nuovi numeri, in un rapido susseguirsi di invenzioni sceniche.
Un oggetto in particolare, un vecchio cappello con un buco in mezzo appartenuto al nonno, può essere considerato uno degli emblemi della carriera artistica di Brachetti. «Lo devi riempire con la fantasia», gli disse il suo avo quando era bambino. Detto, fatto: nello show il poliedrico artista si esibisce in uno strabiliante numero di chapeaugraphie, l’arte di plasmare le falde di un cerchio di feltro, realizzando copricapi di varie forme e dimensioni, e impersonando, con pochi rapidi gesti, diverse celebri figure.
I mille volti di Brachetti
In Solo, il trasformista da record dà l’ennesima prova della sua straordinaria versatilità, portando in scena ben 60 personaggi in 90 minuti. Il tutto con un ritmo serrato e avvincente, in cui il performer piemontese è ora uomo, ora donna, icona del cinema, personaggio delle fiabe e figura della musica pop, passando per momenti poetici e sketch comici.
Non mancano alcuni dei suoi classici, in primis le celebri ombre cinesi, eseguite con maestria e velocità. Uno dei momenti più magici e sorprendenti è però quello del sand painting, con cui Arturo Brachetti evoca immagini e atmosfere uniche, catturando inesorabilmente l’attenzione degli spettatori ed emozionandoli, nel finale, quando con la sabbia realizza la scritta “Cagliari” e la impreziosisce con un cuore.
Inoltre, lo spettacolo è arricchito dal mix tra scenografia tradizionale e videomapping, che amplifica l’effetto visivo e trasforma ogni scena in un piccolo mondo a sé. Uno dei momenti più spettacolari è la lotta con i raggi laser in stile Matrix, che coinvolge il pubblico in un’esperienza dinamica e proietta l’arte di Brachetti verso il futuro.
L’ombra e il volo
Uno degli elementi centrali dello spettacolo è il rapporto con la propria ombra, interpretata da Kevin Michael Moore. Presenza costante in scena, l’ombra rappresenta la razionalità, in contrasto con la parte sognatrice dell’artista. I due personaggi si rincorrono, si sfidano, si confrontano, sempre in un equilibrio precario, fino alla stretta di mano finale.
Un altro tema proposto con frequenza è quello del volo. Il “volo” della mente verso il passato, alla ricerca dei ricordi. Il volo dell’eterno Peter Pan che non vuole crescere e non smette mai di sognare. Il volo dell’abito a fiori cucito a macchina dalla sua mamma, con cui Brachetti si esibisce in un ballo denso di poesia. Il volo tra le stelle con cui il ciuffo più famoso al mondo conclude l’esibizione.
Divertimento e riflessione
Solo è molto più di uno spettacolo: è una riflessione teatrale sulla memoria, sull’identità, sul tempo che passa e sul potere senza limiti della fantasia. Artista da Guinness dei primati e leggenda del quick-change, Arturo Brachetti regala al pubblico uno spettacolo per tutti che che diverte, emoziona e invita a riscoprire il bambino che è dentro ciascuno di noi.
All’uscita dal teatro, una domanda pervade la mente dello spettatore: sono pronto, di tanto in tanto, a mettere da parte la razionalità e a riempire la mia mente con la fantasia?
