Utilizziamo cookie esclusivamente per finalità tecniche che garantiscono il corretto funzionamento del sito. La tua privacy è importante per noi, non memorizziamo nessun tuo dato di navigazione.
© foto Isola online 24

Maurizio Battista, all’Auditorium di Cagliari uno spettacolo «senza fine»

Maurizio Battista conquista ancora una volta il pubblico di Cagliari. A un anno e mezzo dal successo di Qualcosa non mi quadra al Teatro Massimo, il comico romano è tornato alla ribalta nel Capoluogo con Only Maurizio, lo show organizzato dall’Associazione culturale Il Leone e Le Cornucopie, che ha regalato quasi tre ore di risate ai presenti all’Auditorium del Conservatorio.

C’era tanta voglia di leggerezza, lo si percepiva fin dall’esterno del teatro, quando le chiacchiere degli spettatori in attesa sono andate in crescendo col trascorrere dei minuti e una lunga coda di persone si è avviata lentamente verso la sala. E c’era anche tanta voglia di trascorrere una piacevole serata al chiuso, in uno dei primi fine settimana autunnali in cui il desiderio di un po’ di tepore da parte di alcuni cagliaritani ha preso il sopravvento sull’idea di fare una passeggiata in centro.

Comicità e musica

Gradita sorpresa per il pubblico, quando dopo una breve introduzione a sipario chiuso da parte di Battista, la Big Band di Demo Morselli e la voce di Marcello Cirillo aprono lo spettacolo per poi regalare alcuni intermezzi musicali, caratterizzati da alcuni successi intramontabili della musica italiana, da Quella carezza della sera a Io vagabondo, passando per Noi due nel mondo e nell’anima, Che sarà e tanti altri.

L’ironia l’ha fatta da padrone, in una performance che scorre piacevole e leggera. Battista cerca continuamente il dialogo con il pubblico. E così, Patrizia e Michele diventano amici per una sera del comico romano. «Ma che siete, una setta?» afferma dopo aver scoperto che alcuni spettatori scelti a caso fanno gli impiegati. Da quel momento in poi, prendere e prendersi in giro diventa la chiave della serata.

Lo spettacolo segue un canovaccio, non un vero e proprio copione, e viene cucito su misura in base alle caratteristiche degli spettatori. Così, in maniera genuina e spontanea, anche una persona vestita in modo particolare o qualcuno che si alza per andare alla toilette può generare un momento comico.

Un particolare sguardo sul mondo

Lo slang romanesco impreziosisce uno show dal ritmo serrato. Il cabarettista porta sul palcoscenico il suo sguardo sul mondo e tutto diventa spettacolo. C’è spazio per la Metro di Roma, un moscerino al cospetto delle grandi metropolitane mondiali, e per il caos che regna sovrano nella Capitale, amplificato quest’anno dalla presenza dei pellegrini per il Giubileo. Ci sono i ricordi dell’infanzia e della scuola, «prendevo sufficiente perché non volevo strafare».

Vengono chiamati in causa gli amici di una vita, personaggi coloriti e «un po’ ignoranti». Si ride per le porzioni ridotte dei ristoranti gourmet, per annunci commerciali improbabili, per strani cartelli affissi alle vetrine e per insegne un po’ “sgangherate”.

Maurizio Battista ride della gente e ride molto di se stesso, tra visite dal proctologo e relativi interventi chirurgici, ma si prende in giro soprattutto sulla sua vita sentimentale. «Sono al terzo matrimonio», dice strabuzzando gli occhi e dipingendosi come un esperto del settore. E ben consapevole che alcuni argomenti non sono propriamente comici, non vira mai sulla politica, se si fa eccezione per un breve accenno sui Sindaci di Roma: «Non ce ne va bene uno».

Uno spettacolo «senza fine»

Sul finire c’è spazio per un momento più intimo, una profonda riflessione sulla madre che «è venuta a mancare il 3 agosto 1980 verso le 13» e sulla figlia, «nata il 3 agosto del 2016 verso le 13». Due avvenimenti differenti, due sentimenti contrastanti che portano lo stesso nome: Anna. Quando lo spettacolo volge al tramonto, insomma, il cabarettista toglie i panni del comico e indossa vesti intrise di umanità, rivelando emozioni e fragilità forse nascoste sotto la corazza di un artista di successo, protagonista a lungo in TV e ora collezionista di sold-out nei teatri di tutta Italia.

C’è ancora tempo per una sorta di jukebox dei “racconti a tema”, un’altra serie di “perle” raccolte per strada, tra la gente comune, con cui Battista dà il meglio, anche perché «le barzellette non le so raccontare». È uno spettacolo «senza fine, ce ne andremo quando rimarremo in 7-8», ma è soprattutto uno spettacolo senza filtri e senza barriere tra artista e pubblico, suggellato dalle decine di abbracci e selfie scattati a fine serata.

Cala il sipario dell’Auditorium del Conservatorio, ma lo spettacolo continua: Battista sarà ancora protagonista nei prossimi mesi lungo tutto lo Stivale, con una lunga sosta nella “sua” Capitale. Dove tutto è nato.