“L’amore mio non muore”, Saviano a Cagliari con un racconto di amore, violenza e memoria
Accolto da un lungo applauso, Roberto Saviano entra in scena a Cagliari, sul palco del Teatro Massimo con il suo recital L’amore mio non muore, tratto dal suo omonimo libro, già in scena a Milano, Bologna, Genova, Roma, Napoli e molte altre città.
Il celebre scrittore campano racconta la vera e tragica storia di Rossella Casini, fiorentina, giovane studentessa di pedagogia, che si innamora di un giovane calabrese, Francesco Frisina, studente di economia, ignara del fatto che lui e la sua famiglia sono legati alla ‘ndrangheta. Saviano, da anni sotto scorta permanente a causa delle numerose minacce di morte per il suo impegno contro la Camorra, “inciampa” nella storia di Rosella mentre indaga, in una sorta di censimento, sulle donne che hanno sfidato la criminalità organizzata.
Quella di Rosella è una storia incredibile, nel senso proprio del termine, che supera la fantasia di qualunque sceneggiatore e che Saviano vuole raccontare per proteggerla, per salvarla dall’oblio, per restituirle dignità, per vincere quel tentativo di cancellazione totale che è stato messo in opera. Per rendere visibile l’invisibile.
Il 22 febbraio 1981 Rossella scompare misteriosamente dopo un ultimo contatto con il padre: il suo corpo non verrà mai ritrovato, ma lo Stato la riconosce come vittima di ’ndrangheta. Soltanto molti anni dopo, infatti, in seguito alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, si seppe che Rossella fu rapita, violentata, fatta a pezzi e i suoi resti gettati in mare: Nessun colpevole: tutti assolti per insufficienza di prove. La sua vicenda diventa, dunque, un crudo simbolo delle vittime di mafia e del cinismo della violenza organizzata.
Un atto di memoria e resistenza
È anche, se non soprattutto una storia d’amore, quello con A maiuscola, l’amore pre-potente, ossia prima e più di ogni altra cosa: Rosella ci crede, è fiduciosa, è innamorata e in uno slancio di innocenza, incoscienza e imprudenza, sfida un altro potere, un potere brutale e crudele, che non conosce amore.
Il racconto della vicenda di Rossella Casini ha un tono misurato, quasi pudico, che lascia che siano i fatti, le omissioni e i silenzi a generare la tensione emotiva. Molte le digressioni dell’autore sull’amore in tutte le sue dimensioni e le sue numerose declinazioni: lo sapevano bene i greci che avevano una parola precisa per ogni forma d’amore. L’amore mio non muore è molto più che teatro, è un esercizio di memoria, una testimonianza, è un’esperienza intensa, drammaticamente vera e crudele: «È la storia d’amore più drammatica e potente in cui mi sia mai imbattuto» dice Saviano.
Quello di Saviano è un atto di restituzione, un richiamo alla responsabilità collettiva, alla necessità di dare un nome alle vittime innocenti della criminalità organizzata, a lottare per conservarne la memoria come atto di resistenza. Sono novanta minuti intensi quelli di Saviano sul palco, che dimostrano come anche la parola e la narrazione possono diventare potenti strumenti di verità.
