Massini porta il Mein Kampf in Sardegna: riflettere sul potere delle parole
Fa il pieno di applausi, dopo un’ora e mezza di intensa emozione e riflessione, Stefano Massini, in scena al Massimo di Cagliari con la trasposizione teatrale del Mein Kampf di Adolf Hitler. Un vero e proprio tour de force per lo scrittore e drammaturgo toscano, che resterà nel Capoluogo fino a domenica (due repliche nella giornata di oggi), per poi fare tappa lunedì 13 aprile al Teatro Comunale di Sassari.
Temi attuali
Nello spettacolo, inserito all’interno della rassegna La Grande Prosa firmata dal CeDAC, l’autore ripercorre l’ascesa del capo del Partito Nazionalsocialista Tedesco mettendo in luce temi quanto mai attuali. Al centro della scena, non c’è una sequenza di eventi storici, tristemente noti, ma il potere delle parole, e nello specifico, come un’ideologia possa nascere attraverso il linguaggio.
Il monologo fa emergere il mito dell’“uomo forte”, capace di prendere in mano le redini di una nazione ammaliando le folle con un linguaggio manipolatorio, che illude e fa sognare, al solo scopo di esercitare potere. Un linguaggio che parla alla pancia del popolo, stimolando l’istinto e mettendo, di conseguenza, in secondo piano la ragione. Trasformando la rabbia in consenso.
Il linguaggio come arma politica
Prendendo spunto dalla prima stesura del suo libro-manifesto, dai discorsi pubblici e dai testi di Adolf Hitler, oltre che dai materiali raccolti nelle Conversazioni a tavola, Stefano Massini riflette, e ci invita a fare altrettanto, sui processi e sulle dinamiche che hanno reso possibile l’ascesa del nazismo e, più in generale, l’affermazione dei regimi totalitari in Europa. Il linguaggio viene presentato come una vera e propria arma politica. Partendo dalle vicende del secolo scorso, lo spettatore è portato a riflettere sull’attuale, complicatissima situazione internazionale, infuocata quotidianamente dalle parole di leader come Donald Trump. Queste, ancora una volta, invitano lo spettatore a interrogarsi sul ruolo e sulle responsabilità della politica.
La banalizzazione del male
Altro tema centrale della pièce teatrale è quello della banalizzazione del male. «Il rischio, di questi tempi, è l’avvento di individui diversi da Hitler nei modi, nei toni, nell’iconografia, perfino nel repertorio socio-culturale-politico… ma che siano tuttavia in consonanza con il senso più profondo delle sue parole», afferma Stefano Massini. Il male, dunque, può assumere forme familiari e quotidiane: non è distante da noi, ma può nascere anche in contesti apparentemente normali. Lo stesso Hitler viene presentato come una persona qualunque; un giovane con tante sconfitte alle spalle che trasforma la propria frustrazione in rabbia, ma soprattutto in una teoria generale, a testimonianza di come l’abilità oratoria del leader nazista sia riuscita a manipolare milioni di persone.
Quella del drammaturgo fiorentino sul palco spoglio, quasi senza scenografia, non vuole essere una lezione di storia, ma un invito alla riflessione a quelli che definisce «non solo spettatori, ma cittadini che cercano di informarsi e di capire». Uno stimolo per interrogarsi e comprendere. Perché conoscere nel profondo il passato significa anche impedire che certi eventi possano ripetersi. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, dal Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e dalla Fondazione Teatro della Toscana, riesce pienamente nel suo intento: non lascia indifferenti. Sta a noi fare una scelta.
