Utilizziamo cookie esclusivamente per finalità tecniche che garantiscono il corretto funzionamento del sito. La tua privacy è importante per noi, non memorizziamo nessun tuo dato di navigazione.

Il maestro del ferro Roberto Ziranu firma i trofei dell’America’s Cup

Roberto Ziranu sul palco col Team Luna Rossa - © foto Annalisa Mereu

È Roberto Ziranu, originario di Orani, l’artista locale che ha realizzato i trofei assegnati ieri a Cagliari per la Louis Vuitton 38a  America’s Cup Preliminary Regatta Sardinia, che ha visto il trionfo del Team Luna Rossa senior.

Proveniente da una famiglia di fabbri da ben cinque generazioni, Ziranu è uno dei più interessanti artisti contemporanei sardi nel campo della scultura in ferro e della lavorazione artistica dei metalli, che ha saputo trasformare la tradizione artigiana familiare in un linguaggio artistico molto personale, fatto di fuoco, materia e memoria.

Negli ultimi anni il suo lavoro ha ottenuto una forte visibilità grazie alla quale è riuscito a conquistare una vetrina internazionale come l’America’s Cup, portando in uno degli eventi velici più prestigiosi al mondo l’estetica e i simboli della sua terra.

Signor Ziranu, lei proviene da una tradizione familiare di fabbri: in quale momento ha capito che il ferro poteva diventare non solo mestiere, ma anche linguaggio artistico?

Non sono cose che uno sceglie, ho sempre seguito il mio istinto. Sono l’ultimo della famiglia dopo cinque generazioni e ho pensato che il ferro potesse essere presentato in un’altra veste per raccontare qualcosa. A vent’anni ho aperto la mia prima bottega e dopo tante soddisfazioni (riviste nazionali e internazionali) sentivo che mancava qualcosa. Una parte di me cercava qualcos’altro. Nel 2002 ho iniziato a fare ricerca e sperimentazione senza sapere bene cosa stessi cercando e quella ricerca continua ancora oggi. Ho capito che quel ferro poteva dare qualcosa a me e agli altri: chi compra una mia opera compra una parte di me. La vela che nasce nel 2008 rappresenta il mio viaggio, il viaggio di tutti e pensare che oggi quella vela è il trofeo dell’America’s Cup significa che è la strada giusta per continuare “a vincere”. Una vittoria non solo mia ma di tutti.

Il ferro come racconto, tra materia e identità

Il lavoro di Roberto Ziranu si riconosce subito per alcuni elementi distintivi come l’uso del ferro forgiato e “fiammato”, le superfici con riflessi iridescenti tra oro, rame e blu cobalto e il forte richiamo simbolico alla Sardegna. Le vele, simbolo di viaggio e libertà, i corpetti e gli elementi del costume tradizionale sardo, le figure femminili e materne, le farfalle e le ali e i ritratti a sbalzo di personaggi simbolici della Sardegna sono tra i soggetti più ricorrenti nelle sue opere.

Una delle sue tecniche più note è la fiammatura del ferro, che crea effetti cromatici quasi pittorici direttamente sul metallo, una lavorazione che è diventata la cifra stilistica più riconoscibile della sua produzione artistica.

Nel 2018 ha realizzato la grande vela in ferro dedicata allo skipper Andrea Mura che è stata installata nel porto di Cagliari. Molto noto anche il suo progetto “I dodici graffi”, una serie di ritratti in ferro dedicati a figure simboliche della cultura sarda, tra cui Grazia Deledda, Maria Lai, Gigi Riva, Maria Carta e Andrea Parodi.

Le opere di Roberto Ziranu uniscono in un confine ideale identità sarda e sensibilità contemporanea e conservano una “memoria della bottega” che ci consegna quel prezioso patrimonio di tecniche e sapere artigianale antico che si tramanda nel tempo.

Che significato ha avuto per lei realizzare i trofei dell’America’s Cup a Cagliari, un evento di respiro internazionale, portando dentro quelle opere materiali, simboli e lavorazioni così intimamente legati alla Sardegna?

In quella vela c’è tutto il profumo della nostra terra. Il ginepro raccolto in montagna che io utilizzo rappresenta le nostre radici, la nostra storia. La lama che io forgio porta avanti una dinastia di fabbri, ma anche una storia lunga millenni. Il ferro è qualcosa di magico! Perde il suo grigiore per diventare blu cobalto, il colore del mare e del cielo che io cerco sempre quando creo il colore. Quel colore nasce per reazione, per la differenza di temperatura: questi passaggi raccontano colori e profumi di questa terra. In ogni mia opera cerco di imprimere il mio essere sardo e il mio essere barbaricino. Da bambino sognavo il mare, che non c’era nel mio paese, e oggi pensare di aver realizzato un trofeo per l’America’s Cup significa aver toccato un livello molto intimo della mia creazione, nel quale ho creduto: oggi quelle vele sono un trofeo mondiale e questo mi convince che la scelta fatta tanti anni fa è stata la scelta giusta. Uno crea quello che sente dentro e condividerlo è l’essenza di quel viaggio che la vela rappresenta.