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America’s Cup, Cagliari tra tempesta e rinascita

© foto Ricardo Pinto - America's Cup

La vita è un susseguirsi di eventi. Una giostra in continuo movimento: sorprendente, dirompente, disarmante. A volte toglie, altre sa essere magnanima e generosa.

Dal Ciclone alla Coppa

L’alba del 2026 a Cagliari non è stata memorabile. Il passaggio del Ciclone Harry ha mostrato tutta la furia e l’impeto che il mare sa scatenare, lasciando scenari apocalittici lungo la costa sud della Sardegna, incluso il Golfo degli Angeli, uno dei simboli del Capoluogo. La violenza delle acque, le strutture divelte, le giornate buie e tempestose ci hanno quasi fatto dimenticare lo splendore della nostra isola, del suo mare e di quel sole che ci accompagna per gran parte dell’anno.

Eravamo in credito con Madre Natura e, stavolta, non ci ha deluso. I giorni della regata preliminare dell’America’s Cup sono stati uno spettacolo: il vento ideale per i professionisti della vela, il sole splendente ma non ancora feroce come quello estivo, un clima mite che ha spinto decine di migliaia di turisti, appassionati e curiosi ad affollare le strade, il porto rinnovato – almeno a metà –, l’effervescente lungomare del Lazzaretto e i punti panoramici della città, dal Bastione fino alla zona compresa tra il faro di Calamosca e il Fortino di Sant’Ignazio.

Tutti sotto il sole, a caccia della Luna. Di una Luna, Rossa, che li facesse vivere, vibrare, sognare.

Tra passato e futuro

Non intendiamo fare i conti: non parleremo delle cifre investite né del ritorno economico generato dall’evento. Di certo, però, la regata preliminare dell’America’s Cup ha portato un grande beneficio in termini di spirito collettivo e di visibilità internazionale per la città e per la regione. Una vetrina così non è mai inutile.

La Sardegna ha messo in mostra il meglio di sé: la propria ospitalità, un’ottima capacità organizzativa, i propri talenti. Al Bastione il tenore Francesco Demuro ha regalato un Nessun dorma da brividi, mentre al Race Village tanti artisti locali hanno animato il porto durante i giorni dell’evento. E ancora le tradizioni popolari: forse talvolta abusate, ma ancora capaci di raccontare un’identità. Nel giorno dell’inaugurazione, gruppi folk, maschere tradizionali, tamburini, trombettieri e suonatori di launeddas sono simbolicamente scesi verso il mare, incontrando la modernità delle imbarcazioni a vela più veloci e tecnologiche del pianeta e degli yacht ormeggiati al porto.

Una città che cambia

Tutto può coesistere nella giostra della vita e, di certo, i giganti sportivi ed economici della vela non sono arrivati sull’Isola da invasori, ma da rispettosi visitatori. È stato un incontro straordinario tra tradizione e modernità, tra un passato da ricordare e un futuro da scoprire. Il vecchio Sant’Elia, gigante dormiente, guarda le boe della Louis Vuitton 38ª America’s Cup, pronto a risvegliarsi e a tornare agli antichi splendori. La parte del porto non ancora rinnovata, nascosta dai teli con le insegne della manifestazione, osserva la nuova: verde, funzionale, al passo coi tempi. I cantieri della metro di superficie nel centro della città, per alcuni un pugno nell’occhio in giornate così importanti, sono invece il segno che tutto è in divenire e che tutto cambia.

E se il prossimo anno la Luna dovesse tingersi di rosso anche nel cielo di Napoli, il Team Prada Pirelli per l’organizzazione della Coppa più ambita potrebbe scegliere proprio Cagliari. Una città in questi giorni bellissima. E forse pronta, finalmente, a diventare stupenda.