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“La cena delle anime” di Maria Laura Berlinguer: un ritorno alle radici tra storia, memoria e segreti

© foto Isola online 24

Ci sono storie che iniziano con un ritorno a casa. È da questo gesto antico e universale che prende forma La cena delle anime, secondo romanzo di Maria Laura Berlinguer, presentato ieri a Quartu Sant’Elena nell’ambito del Festival Argonautilus 2026 “Naviganti“. A dialogare con l’autrice è stata Eleonora Carta, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta del romanzo, dosando i dettagli della trama e lasciando intatto il piacere della scoperta.

Un incontro con momenti di forte suggestione che è stato l’occasione per riflettere sul valore della memoria, delle radici e dell’identità culturale della Sardegna.

L’opera conduce il lettore lungo un doppio asse temporale: il tempo di Iride Dessì, che torna nella casa di famiglia a Padria, nel cuore del Meilogu, dopo la morte del padre; e il tempo in cui si snoda la vicenda della trisavola Mimì Oppes, giovane donna dell’Ottocento costretta a confrontarsi con le convenzioni del proprio tempo e con il desiderio di scegliere liberamente il proprio destino. Due storie lontane nel tempo che finiscono per dialogare tra loro, mostrando come il passato continui a lasciare tracce nel presente.

La Sardegna protagonista

Ma il vero protagonista del romanzo è forse la Sardegna stessa. Non soltanto come scenario, bensì come luogo dell’anima, custode di tradizioni, riti e memorie che resistono al trascorrere del tempo. Il titolo richiama infatti il rito della “cena delle anime”, sa chena pro sos mortos, uno dei più antichi e suggestivi della storia della Sardegna, legato alla commemorazione dei defunti, che si celebra tra la notte del 1° e del 2 novembre e che consiste nell’apparecchiare simbolicamente la tavola per accogliere il ritorno dei propri cari. Una tradizione profondamente radicata nella cultura popolare isolana che nel romanzo assume una doppia valenza: quella del dialogo tra le generazioni e della necessità di fare pace con la propria storia per scoprire sé stessi, per ritrovarsi e per ridare agli antenati il posto che appartiene loro nella storia familiare.

La scrittura come compimento

Maria Laura Berlinguer ha raccontato al raccontato al pubblico il percorso creativo che ha portato alla nascita del libro, un percorso strettamente legato a una ri-nascita personale: «Ora sono nel mio» – dice – per descrivere il cambiamento che l’ha condotta alla scrittura e la sensazione profonda di aver trovato la dimensione in cui talento, sensibilità e vocazione si esprimono nel modo più autentico. Anche questo è, in fondo, un ritorno a casa.

Ricerca storica, immaginazione narrativa e patrimonio culturale della Sardegna, sono stati i tre strumenti fondamentali per lo sviluppo del romanzo che unisce, infatti, documentazione storica, memoria collettiva e sensibilità narrativa, dando voce a personaggi femminili che cercano di affermare la propria identità in epoche profondamente diverse, attraverso dinamiche, conflitti e tormenti che arrivano fino ai giorni nostri.

Il ruolo delle donne

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è proprio il ruolo delle donne. Attraverso Iride e Mimì, il romanzo racconta due differenti storie femminili che conducono anche due diverse forme di emancipazione, accomunate dalla volontà di sottrarsi ai condizionamenti imposti dalla società e dalla famiglia. Le loro vicende diventano così il filo conduttore di una riflessione più ampia sul peso dell’eredità familiare, sulle scelte individuali e sul rapporto tra libertà e appartenenza.

Le protagoniste del suo romanzo sono donne che affrontano vincoli sociali, scelte difficili e il peso delle aspettative. Quanto ritiene che queste storie, pur ambientate in un altro tempo, parlino ancora alle donne di oggi e alle sfide che continuano a vivere?

Parlano soprattutto di rapporti tra le donne, parlano di amicizia e solidarietà, cose alle quali io credo moltissimo a dispetto di quanto si dice. Credo nella cosiddetta “sorellanza”, anche se il termine è un po’ abusato; invece, si tende sempre a evidenziare la rivalità. Bisogna essere sorelle, bisogna essere complici.

La memoria come ponte tra le generazioni

La cena delle anime si inserisce nel solco di quella narrativa contemporanea che riscopre il valore dei territori e delle loro tradizioni senza indulgere nella nostalgia. La tradizione non è un semplice elemento decorativo, ma diventa parte integrante della trama e della costruzione dei personaggi, offrendo al lettore uno sguardo autentico su una Sardegna libera dagli stereotipi, ricca di storia, spiritualità e simboli.

Nel suo romanzo la memoria non è solo un ricordo del passato, ma una forza che continua a influenzare il presente. Che ruolo attribuisce alla memoria nella costruzione dell’identità personale e collettiva?

È fondamentale. Noi non dobbiamo dimenticare. La memoria è parte della nostra storia, ma la storia ha basi scientifiche mentre la memoria può essere fallace perché tramandata, come ci spiega Alessandro Barbero. La memoria in Sardegna veniva tramandata soprattutto dalle donne, le madri, le nonne, quindi per noi donne ha una valenza ancora più forte, anche rispetto ad altre culture. La memoria è la base attraverso la quale la nostra consapevolezza acquisisce il giusto peso.

L’incontro si è trasformato così in un’occasione di riflessione sul rapporto tra letteratura e identità culturale, dimostrando come il romanzo possa ancora rappresentare uno strumento privilegiato per custodire e trasmettere la memoria di una comunità, soprattutto alle nuove generazioni. Perché, come suggerisce Maria Laura Berlinguer, le storie delle famiglie non appartengono soltanto al passato: continuano a vivere nelle case, nei luoghi e persino nei silenzi, in attesa che qualcuno sappia ascoltarle e restituire loro una voce.