Utilizziamo cookie esclusivamente per finalità tecniche che garantiscono il corretto funzionamento del sito. La tua privacy è importante per noi, non memorizziamo nessun tuo dato di navigazione.

Forte Arena, la grande notte di Fiorella Mannoia: De André, Fossati e impegno civile

Con la sua voce intensa, le sue parole e un caloroso abbraccio ai sardi, Fiorella Mannoia, in grande spolvero, ha chiuso la stagione 2026 della Forte Arena.

Un ritorno atteso nell’Isola per la cantautrice romana, dopo le due date di Tharros nel 2024 e il concerto di Arzachena nel 2022. Sul palco del teatro sotto le stelle della costa sud-occidentale dell’Isola, l’ottava tappa del tour “Fiorella canta Fabrizio e Ivano – Anime Salve” partito lo scorso 27 giugno da Genova. Il concerto è stato un omaggio a due grandissimi interpreti del cantautorato italiano: Fabrizio De André e Ivano Fossati. Due dispensatori di parole, musica ed emozioni per intere generazioni. Le stesse che ieri sera hanno affollato la Forte Arena per immergersi, con nostalgia, in un passato che non può tornare.

Un omaggio a due giganti

Oltre due ore di esibizione, 22 brani, applausi scroscianti e tante emozioni. La cantautrice ha ripercorso oltre tre decenni di musica d’autore a trent’anni dalla pubblicazione di Anime salve, vincitore della Targa Tenco, ultimo album in studio di Fabrizio De André, realizzato insieme a Ivano Fossati, autore di gran parte delle musiche.

In apertura, il meglio dell’album che dà il titolo al tour: Dolcenera, Smisurata preghiera, Prinçesa e Khorakhanè, mentre la title track trova spazio nel finale del concerto. Non sono mancati i grandi classici di De André – «durante l’adolescenza mi ha fatto diventare quella che sono oggi» –, come La guerra di Piero, La canzone di Marinella, Don Raffaè, Bocca di Rosa e Il pescatore. Ampio spazio anche all’«amico fraterno» Ivano Fossati, con Lindbergh, Panama, Mio fratello che guardi il mondo e La mia banda suona il rock. In chiusura, quando alcuni spettatori pensano che il concerto sia ormai terminato e si avviano verso l’uscita, vengono richiamati dalle note di alcuni dei brani più amati di Fiorella Mannoia: la cover di Sally, di Vasco Rossi, Mariposa e Quello che le donne non dicono, accolti da un’ovazione.

I musicisti

Ad accompagnare Fiorella Mannoia sul palco musicisti di altissimo livello, guidati da Carlo Di Francesco, direttore artistico e arrangiatore dello spettacolo. La formazione vede Max Rosati alle chitarre, Pierpaolo Ranieri al basso, Diego Corradin alla batteria e Sebastiano Burgio al pianoforte. A impreziosire il suono contribuiscono Carmelo Maria Colajanni, ai sax e ai flauti, Teresa Corrado, all’organetto e alle percussioni, e Denise Di Maria, al charango e alle percussioni. Completano l’organico Fabrizio De Melis, primo violino, insieme agli archi dell’Orchestra Saverio Mercadante di Altamura.

Oltre la musica

Fiorella Mannoia non è solo canzoni, è anche tanto altro. Spazio, dunque, a parole, riflessioni e impegno civile. «Quando le cose non vanno, dobbiamo trovare il coraggio di andare in direzione ostinata e contraria»: questo l’esordio.

Nel corso della serata trovano spazio temi quanto mai attuali. La guerra: «A quelli della nostra generazione sembrava impossibile un conflitto nel cuore dell’Europa», osserva la cantautrice prima de La guerra di Piero, sottolineando lo strazio delle madri dei «giovani ragazzi mandati al fronte». Fiume Sand Creek, dedicata al massacro di centinaia di indiani d’America da parte dell’esercito statunitense, è l’occasione per fare un parallelo con il popolo palestinese. Prima di Mio fratello che guardi il mondo, inno alla fratellanza universale, arriva un forte monito: «Quando si parla di migranti, ricordiamoci che parliamo di esseri umani, non di cose».

Poi un messaggio di speranza affidato ad Anime salve: «Se ci emozioniamo ancora con queste canzoni, le nostre anime sono salve». In chiusura, Quello che le donne non dicono accende i riflettori sulla violenza di genere, un «percorso che uomini e donne devono condividere». «Mi rivolgo a voi maschietti – dice la cantautrice –: parlate con i vostri figli, spiegate che il rifiuto di una donna non è un insulto alla virilità».

L’appello per l’Anfiteatro e l’abbraccio ai sardi

Dopo Enrico Brignano, che si è esibito alla Fiera tre settimane fa, anche Fiorella Mannoia ha lanciato un appello per la riapertura dell’Anfiteatro Romano di Cagliari: «Ricordo un bellissimo concerto di oltre vent’anni fa. È un vero peccato, riapritelo. Spero che il mio appello possa essere rilanciato». In chiusura, l’invito ai sardi a non mollare: «Questa è una terra di resistenti e combattenti, perché vi hanno proprio abbandonato».

Il sipario sulla stagione 2026 della Forte Arena è calato con musica e parole che partono da lontano e parlano al presente.

Per Fiorella Mannoia, stasera alle 21:30, il bis in terra sarda all’Anfiteatro Ivan Graziani di Alghero.