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“Liberidì Liberidà”, Sabina Guzzanti mostra ad Assemini lo specchio del nostro tempo

© foto Giulio Capobianco

Ieri all’Anfiteatro Comunale di Assemini Sabina Guzzanti è stata protagonista assoluta della serata organizzata dall’associazione La via del Collegio, in collaborazione con il Comune di Assemini e l’Associazione Turistica Pro Loco di Assemini.

La celebre attrice e autrice romana ha portato sul palco “Liberidì Liberidà”, spettacolo da lei scritto, diretto e interpretato, prodotto e distribuito da Savà Produzioni Creative: «Sono qui per presentare una relazione su un progetto culturale di mediazione del danno – chiarisce subito Guzzanti – per quella specie di senso di responsabilità di cui si soffre ogni tanto a sinistra».

Mentre alcuni artisti inseguono un rassicurante consenso, altri scelgono di disturbare le certezze del pubblico. Sabina Guzzanti appartiene decisamente alla seconda categoria. Da sempre. Con “Liberidì Liberidà” torna sul palcoscenico confermando la propria cifra stilistica: una satira intelligente, corrosiva e profondamente politica, capace di alternare la risata all’inquietudine mista a preoccupazione.

Una riflessione sulla libertà

Costruito nella forma di una conferenza-spettacolo che guarda alla stand-up comedy, lo spettacolo è già dal tiolo una dichiarazione di intenti: Guzzanti gioca sulla parola libertà deformandola in un gioco di suoni quasi infantile che poi è, in fondo, ciò a cui assistiamo ogni giorno, cioè sentire una parola così potente abusata in un linguaggio politico che spesso si limita soltanto ad evocarla.

Il titolo è leggero ma la riflessione che apre è profonda: quanto siamo davvero liberi? Da questa riflessione si sviluppa un percorso che attraversa la politica, l’informazione, il progresso tecnologico, il potere economico e le trasformazioni della società contemporanea.

Una improbabile consigliera di Meloni e Schlein

Fedele alla sua tradizione, Guzzanti costruisce la satira a partire da una situazione paradossale: per un certo periodo di tempo si immagina impegnata a collaborare, contemporaneamente, con Giorgia Meloni ed Elly Schlein, nel tentativo di “attenuare il danno”. Una sorta di mediatrice politica sui generis, dunque, chiamata a confrontarsi con entrambe e a cercare di limitare, con ironia e spirito critico, le conseguenze delle loro scelte. È questo il dispositivo comico attraverso cui lo spettacolo entra nel cuore della politica italiana, senza però fermarsi alla contrapposizione tra governo e opposizione ma al tempo stesso guardandosi bene dal porli sullo stesso piano.

Comicità, riflessione e impegno civile

Guzzanti non cerca la risata facile né l’effetto virale, il suo umorismo è il mezzo attraverso cui smontare i luoghi comuni e mettere in discussione le narrazioni dominanti. È una comicità che pretende attenzione, che chiede allo spettatore di partecipare attivamente e di interrogarsi su ciò che accade intorno a lui.

In un panorama culturale spesso dominato da un intrattenimento sin troppo leggero, “Liberidì Liberidà” rappresenta un esempio di teatro civile capace di affrontare temi complessi senza rinunciare ad una ironia graffiante. Guzzanti riflette sull’intelligenza artificiale, sul controllo dei dati, sull’informazione sempre più polarizzata e sul rischio di delegare il pensiero critico a strumenti tecnologici gestiti da pochi grandi attori globali: «L’intelligenza artificiale ci manipola con delle modalità di cui non potremo mai accorgerci».

Nel mirino anche il “politicamente corretto”

Se nei confronti di Giorgia Meloni – «il signor Presidente» – il bersaglio è soprattutto rappresentato dalle scelte e dalle posizioni della destra di governo, nei confronti della leader del Partito Democratico l’ironia colpisce anche il linguaggio politicamente corretto, le formule identitarie e quella particolare attenzione alle parole che può finire per trasformare la comunicazione politica in un esercizio di cautela permanente. Attenzione però, perché «c’è qualcosa di esagerato e vigliacco nel politicamente corretto che concentra la battaglia sulle parole e non sulla sostanza».

Consenso, no grazie

Naturalmente il lavoro non è destinato a mettere tutti d’accordo, né vuole farlo. Sabina Guzzanti – come già ricordato – non cerca consensi, la sua satira è divisiva perché osserva la politica da una distanza sufficientemente critica da non risparmiare né destra né sinistra. C’è chi considera Guzzanti una delle voci più lucide del teatro italiano e chi la giudica eccessivamente schierata. Ma proprio questa capacità di suscitare discussione costituisce uno degli elementi più interessanti della sua produzione artistica. La satira, del resto, perde la propria funzione quando diventa rassicurante.

L’appuntamento di ieri sera ha offerto ad Assemini uno spettacolo che unisce comicità, riflessione e impegno civile. Un invito a ridere (che fa sempre tanto bene!) ma soprattutto a interrogarsi sul significato della libertà in un’epoca segnata da profondi cambiamenti politici, sociali e tecnologici.

Quella libertà che «è partecipazione ma – con tutto l’amore per Gaber l’ha detto prima Hannah Arendt». Quella libertà che, sappiamo, non è stata affatto un regalo ma il frutto di lunghe battaglie e che – al pari di altri diritti – non può dirsi mai acquisita per sempre.

Meno male che ogni tanto Guzzanti viene a bussare alle nostre teste. Perché in tempi in cui tutto sembra già confezionato, spiegato e persino pericolosamente pensato per noi, una risata che ci costringe a fermarci e a dubitare delle nostre certezze è forse una delle forme più preziose di libertà.