Gianni Dettori, quando se ne va un pezzo di Cagliari
Ci sono persone che finiscono per appartenere a una città. Non soltanto perché l’hanno attraversata per una vita, ma perché ne hanno abitato l’immaginario, le notti, i teatri, le strade, le storie.
Gianni Dettori era una di queste.
Attore, mimo, trasformista, fantasista, artista fuori dagli schemi, aveva fatto della capacità di trasformarsi la sua arte e anche una maniera di stare al mondo. Per più di quarant’anni ha portato sui palcoscenici la sua ironia, la sua fisicità, la sua irriverenza, diventando una presenza familiare per intere generazioni di cagliaritani.
La sua scomparsa lascia un dolore che va oltre quello per un artista. Perché con Gianni Dettori se ne va anche un frammento di quella Cagliari creativa, irregolare e libera che lui aveva contribuito a costruire e a raccontare.
È difficile immaginare la città senza quella sua presenza, senza quel volto capace di diventare mille altri volti, senza quella sua leggerezza che non era mai superficialità.
Cagliari oggi piange. Ed è proprio questo il segno più vero di quanto Gianni Dettori le appartenesse.
Non è un addio facile questo. Ma Gianni è in qualche modo destinato a restare: nelle persone che lo hanno conosciuto, nei ricordi che ha lasciato, nelle scene che ha abitato, nella sua arte. Forse è questo il senso del restare: non esserci più, eppure continuare ad abitare la memoria degli altri.
Ciao Gianni. Sipario.
