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© foto Regione Sardegna

Detenuti 41-bis a Uta, Todde attacca il Governo: «La Sardegna trattata come la Cayenna d’Italia»

L’arrivo di cento detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta, avvenuto in più fasi durante la giornata di oggi, 5 settembre, ha dato il via all’apertura della nuova sezione destinata ai detenuti in regime di carcere duro.

L’operazione, con il carcere sottoposto a particolari misure di sicurezza, rende così concreta la scelta del Ministero della Giustizia di concentrare nell’Isola una quota rilevante del circuito del 41-bis.

Lo scontro Regione-Governo

L’arrivo dei detenuti riaccende lo scontro tra la Regione Sardegna e il Governo. La presidente Alessandra Todde contesta al Ministro della Giustizia Carlo Nordio di aver portato avanti la scelta senza un confronto con la Regione e senza fornire chiarimenti sui criteri adottati per concentrare nell’Isola una parte significativa dei detenuti sottoposti al regime speciale.

Todde ricorda di aver sollecitato nuovamente il Ministero il 4 agosto, chiedendo formalmente di conoscere gli atti e i criteri alla base della decisione. Una richiesta, sottolinea la presidente, alla quale non sarebbe arrivata alcuna risposta: «Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia».

La Presidente richiama anche le criticità già presenti nel sistema penitenziario sardo. «Uta è già oltre la propria capienza – sottolinea la Presidente – Bancali vive una situazione analoga e il sistema deve fare i conti con carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione». Secondo la Regione, l’inserimento di nuovi detenuti sottoposti al 41-bis avrebbe quindi dovuto essere accompagnato da un piano chiaro sulle risorse necessarie a garantire condizioni adeguate negli istituti interessati.

Todde: «Decisione imposta alla Sardegna in quanto isola»

Nel mirino di Todde non c’è il regime del 41-bis in quanto tale. La Presidente ribadisce infatti che il regime speciale rappresenta uno strumento fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata. La contestazione riguarda piuttosto la scelta di concentrare una quota rilevante del circuito nella nostra regione: «Qui contestiamo una precisa decisione del Governo e il modo con cui è stata imposta alla Sardegna in quanto isola», afferma la Governatrice.

La questione, per la Presidente della Regione, assume anche un rilievo istituzionale. Todde lega infatti la vicenda al riconoscimento della condizione di insularità e alla necessità che le specificità della Sardegna vengano considerate nelle decisioni dello Stato che producono conseguenze dirette sul territorio. «Questo è il fatto politicamente più grave – afferma Todde –. Si pretende che la Sardegna si faccia carico degli effetti di una scelta dello Stato mentre alla sua massima istituzione viene negata persino una risposta formale».

La Regione chiede quindi al Ministero della Giustizia di chiarire perché sia stata individuata proprio la Sardegna «e come intenda garantire personale, sicurezza e assistenza sanitaria adeguati». «Ha scelto il silenzio. Oggi arrivano i detenuti. Questa è la risposta che Nordio ha dato alla Sardegna», ha dichiarato la Presidente della Regione.

Todde annuncia infine che la Regione continuerà a contestare quella che considera una penalizzazione dell’Isola e chiede che il Governo si assuma la responsabilità delle conseguenze della decisione. «Noi difenderemo i diritti della nostra isola a non essere discriminata», conclude la Presidente.