Bordate di Scanzi contro il Governo: risate amare ad Assemini con “La sciagura”
Tagliandi esauriti in pochi minuti ma qualche poltroncina rimasta – colpevolmente – vuota all’auditorium comunale di Assemini dove Andrea Scanzi ha portato sul palco il monologo di satira politica La sciagura – Cronaca di un governo di scappati di casa.
Dopo il successo di Renzusconi (2018) e Il cazzaro verde (2019-2020), Scanzi è tornato sul palcoscenico con lo spettacolo tratto dall’omonimo bestseller edito da Paper First che, giunto ieri alla prima tappa della terza stagione, ha registrato il tutto esaurito in quasi tutti i teatri dove finora è andato in scena.
In circa un’ora e mezza, il giornalista e scrittore toscano presenta un ritratto senza reticenze né sconti dell’attuale classe dirigente italiana: «la sconfinata pochezza di un governo composto per lo più da scappati di casa».
Autore e monologhista dal 2011, Scanzi propone una performance irridente e irriverente, mescolando informazione e indignazione: analizza il percorso politico di Giorgia Meloni – «presentatasi come “novità” alle Elezioni Politiche 2022 nonostante faccia politica dall’età di 15 anni» – e illustra il “pantheon ispiratore” della Presidente del Consiglio, in cui emergono, tra gli altri, i nomi di Giorgio Almirante, Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi, Viktor Orbán e Donald Trump.
Un ritratto severo
Secondo il giornalista aretino, «il Governo è una vera e propria disgrazia, disastroso e incongruente». Scanzi passa quindi in rassegna, con toni tragicomici, la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, e diversi membri dell’attuale Esecutivo: il Ministro dell’Istruzione Valditara e il titolare dell’Agricoltura Lollobrigida, protagonisti di alcuni «scivoloni», gli «improponibili» Piantedosi, Nordio e Urso, la «retrograda» Roccella. C’è spazio anche per il Vicepresidente del Consiglio Salvini, politicamente in caduta libera dopo l’esperienza del Governo gialloverde terminata nel 2019 e per la Ministra Santanchè, imputata per il crac della società editrice Visibilia, che «non si dimette e fa finta di nulla».
Nel parlare delle troppe criticità della destra e «dell’evanescenza colpevole di una classe dirigente oltremodo imbarazzante», non vengono risparmiati il deputato di Fratelli d’Italia, nonché «esimio statista» Donzelli, presentato come una macchietta, «il comico inconsapevole» Maurizio Gasparri e l’ex Ministro Sangiuliano su cui Scanzi preferisce sorvolare dopo aver fatto sorridere il pubblico per qualche secondo. Il riferimento al Generale Roberto Vannacci, conosciuto per le esternazioni omofobe e sessiste contenute nel suo libro Il mondo al contrario, diventa un’amara constatazione: «Siamo circondati da Vannacci!». Sul palco fa la sua comparsa anche un tetro busto di Mussolini, che trascina il pubblico dall’amara risata al silenzio più assoluto.
Una classe politica «senza qualità»
La classe politica di centro-destra è definita «di estrema povertà culturale, senza qualità e inconsistente». Scanzi spiega come l’attuale classe dirigente, nelle figure di Meloni, Tajani e Salvini, stia portando avanti i lavori per attuare le riforme del premierato e del sistema giudiziario, con l’obiettivo di consolidare la propria posizione di governo e garantirne la stabilità nel tempo per tutelare i propri interessi. Da qui, l’invito a non rinunciare a fare opposizione anche al di fuori dei palazzi della politica, considerando che l’attuale proposta del centro-sinistra non lascia prevedere ribaltoni immediati e, nonostante lo scoramento di questo periodo, a riprendere a resistere difendendo i valori antifascisti, fondamento della Repubblica italiana, che alcuni esponenti del centro-destra non riconoscono pubblicamente «perché la coalizione perderebbe consensi».
Lo scrittore ricorda con estrema precisione nomi, fatti e situazioni, in un monologo intriso di fervore e pulsione civile, caratterizzato da un ritmo incalzante e dalla presenza di musica e canzoni, su tutte quelle di Giorgio Gaber e Francesco Guccini – «che Meloni ama, ma di cui evidentemente non ha capito nulla». C’è anche spazio per il ricordo di Paolo Borsellino, «ucciso da una parte deviata dello Stato e lui lo sapeva, sapeva che lo Stato lo avrebbe tradito ma è andato avanti comunque e ora viene ignobilmente citato da questi governanti che con lui non c’entrano nulla».
Prodotto da Loft Produzioni e distribuito da Epoché ArtEventi, lo spettacolo ha la regia di Simone Rota, mentre la scenografia è curata da Giorgia Ricci. «È un monologo accorato e imperdibile per raccontare questi tempi sbandati. – afferma l’autore – Per interpretare il presente. E per resistere a questo inesorabile tracollo della “politica politicante” nostrana».
«Non c’è niente come un sogno per creare il futuro», celebre frase di Victor Hugo con cui Scanzi si congeda dal pubblico, invita a guardare avanti con speranza.
