Alluvione del 1966, due mostre raccontano il salvataggio del patrimonio culturale a Firenze
(Adnkronos) – In occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione dell’Arno che colpì Firenze, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e l’Istituto degli Innocenti, le due istituzioni culturali affacciate sulla piazza della Santissima Annunziata, ricordano il drammatico evento con il progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti” sviluppato in due esposizioni parallele ma distinte – per materiali ed estensione – nelle due sedi museali che propongono proiezioni video realizzate con fotografie d’archivio, testimonianze dei protagonisti e una vasta selezione di oggetti e documenti dell’epoca. Il progetto è curato da Daniele Federico Maras e Claudia Noferi per il Museo Archeologico e da Arabella Natalini per l’Istituto degli Innocenti. Le mostre intendono proporre un’opera di ricostruzione e restituzione di quanto accadde in quei giorni nelle due istituzioni. L’alluvione non rappresentò infatti solo uno spartiacque nella storia generale della città, ma segnò profondamente entrambi gli enti che, per riparare ai danni subiti, diedero il via a importanti interventi: al Museo Archeologico si diede avvio a una straordinaria azione di salvataggio e recupero, che portò anche al potenziamento del laboratorio di restauro già esistente, divenuto eccellenza a livello internazionale mentre agli Innocenti si rafforzò l’urgenza di intraprendere l’opera di ricostruzione della Fabbrica e di riallestimento della Galleria d’arte al terzo piano.
“Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”, la mostra all’Archeologico visitabile fino al 7 marzo 2027, si concentra sui tre luoghi del Museo Archeologico maggiormente colpiti dall’alluvione: il Museo Topografico dell’Etruria, l’Ufficio Fotografico e il Laboratorio di Restauro. Fotografie, reperti salvati dalle acque e documenti d’archivio raccontano i danni subiti e la straordinaria mobilitazione di personale, studiosi e volontari italiani e stranieri per recuperare il patrimonio. Particolarmente complesso fu il recupero del Museo Topografico dell’Etruria, realizzato da Luigi Adriano Milani nel 1897. Per mesi funzionari, restauratori e studiosi lavorarono alla setacciatura dei detriti, recuperando anche i frammenti più piccoli per ricomporre i reperti e ricostruirne i contesti archeologici.
Proprio la necessità di affrontare un intervento di tale portata portò, nel 1966, alla nascita del Centro di Restauro Archeologico della Toscana, istituito dal Ministero della Pubblica Istruzione in collaborazione con la Soprintendenza e l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma. Nato per rispondere all’emergenza dell’alluvione, il Centro si dotò di attrezzature all’avanguardia e competenze specialistiche che, negli anni, ne fecero un punto di riferimento internazionale per la conservazione dei beni archeologici. Tra gli interventi più importanti figura il restauro dei Bronzi di Riace. Oggi questa esperienza prosegue nel Laboratorio di Restauro “Erminia Caudana”, inaugurato nel 2024 al Museo Archeologico. La mostra restituisce anche i risultati concreti di quel lungo lavoro attraverso alcuni dei reperti recuperati e restaurati dopo l’alluvione, oggi conservati presso il museo, tra cui la Mater Matuta, il cinerario con Vanth di Chianciano, la pisside in avorio di Marsiliana d’Albegna, il sarcofago in terracotta della Tomba dei Velinii di Tuscania e l’Urna del Bottarone. Sono inoltre esposti oggetti di uso comune, in alcuni casi ancora segnati dal fango, che restituiscono una testimonianza concreta delle condizioni in cui versava il museo dopo la piena.
“L’alluvione del 1966 – afferma Daniele Federico Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze – è stato un momento che ha segnato la storia di Firenze, che dopo la catastrofe non è stata più la stessa: non solo in negativo a causa dei danni, ma soprattutto in positivo per la solidarietà e unità dei cittadini e per l’energia con cui la città si è ripresa. Una vera storia di resilienza della popolazione e di cura da parte delle istituzioni, che ha portato a eccellenze come il Centro di Restauro Archeologico della Toscana, al coinvolgimento di volontari (i cosiddetti “Angeli del fango”) e alla nascita di protocolli di sicurezza per il patrimonio culturale. È suggestivo, perciò, che il 4 novembre 2026 si celebra una giornata di unità nazionale nel segno dell’impegno degli italiani di sessanta anni fa per salvare la città di Firenze, la sua identità e il suo patrimonio”.
Fino al 31 dicembre 2026 il Museo degli Innocenti ripercorrere attraverso immagini, testimonianze storiche e documenti d’archivio l’arrivo dell’acqua in piazza Santissima Annunziata e le conseguenze dell’alluvione negli ambienti interni ed esterni dell’Istituto. L’esposizione “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” è allestita nelle Sale del Priore della Galleria degli Affreschi, dove nel 1971, proprio a seguito dell’alluvione, venne lasciato in deposito un corpus di affreschi staccati provenienti da varie parti di Firenze, in concomitanza con lo spostamento cautelare della Galleria d’arte al terzo piano dell’edificio. Il percorso espositivo mette in mostra una selezione di immagini del Museo Archeologico Nazionale di Firenze che documentano le condizioni delle sale del Museo Topografico dell’Etruria nelle ore successive all’alluvione. Le fotografie sono state raccolte in un filmato che, con l’ausilio di musica e voce narrante, consente al visitatore di immergersi nell’atmosfera di quei giorni. In un altro spazio sono proiettate le immagini di piazza Santissima Annunziata nella mattina del 4 novembre, con l’ingresso del Museo e il loggiato invasi dall’acqua, insieme ad alcune fotografie degli ambienti interni dell’Istituto degli Innocenti. Anche in questo caso il filmato è accompagnato da musica e voce narrante, a partire dalla testimonianza di don Attilio Piccini, cappellano della chiesa di Santa Maria degli Innocenti, la cui principale preoccupazione era riuscire a sfamare e proteggere i circa 300 bambini ospitati nell’Istituto. Infine, all’interno di un piccolo spazio che unisce le due proiezioni principali, sono esposte alcune testimonianze tangibili della tragedia provenienti dai magazzini e dagli archivi di entrambi gli istituti. Tra queste saranno in mostra registri, documenti, piccoli strumenti di lavoro e reperti archeologici del Museo come le cassette lignee utilizzate per raccogliere e setacciare il materiale.
Dichiara la direttrice scientifica del Museo degli Innocenti, Arabella Natalini: “L’Istituto degli Innocenti e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, entrambi affacciati su piazza Santissima Annunziata, vissero la tragedia dell’alluvione del 1966 in modi diversi seppure accomunati dalla necessità di affrontarne le conseguenze. Agli Innocenti, l’acqua invase i locali più bassi, danneggiando la sede monumentale e travolgendo materiali indispensabili all’accudimento dei bambini. L’emergenza fu affrontata grazie all’impegno del personale e dei volontari, ma le conseguenze resero necessario un importante programma di restauro per recuperare gli spazi e l’assetto originario del complesso. Il progetto espositivo condiviso dalle due istituzioni ci ricorda che la tutela non si esaurisce nell’emergenza, ma richiede cura costante, competenze e responsabilità nel tempo”.
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