Massimo Ranieri all’Arena Fiera di Cagliari con “Tutti i sogni ancora in volo”
Ci sono artisti che appartengono a una breve stagione della musica italiana e artisti che, come Massimo Ranieri, le stagioni le attraversano. Ieri sera Cagliari lo ha accolto all’Arena Fiera per una tappa di “Tutti i sogni ancora in volo”, lo spettacolo ideato insieme a Edoardo Falcone e prodotto da Marco De Antoniis, che porta sul palco il lungo viaggio artistico di Ranieri tra musica, teatro e memoria. A organizzare l’appuntamento cagliaritano, l’Associazione Culturale Il Leone e le Cornucopie, che ancora una volta firma una serata dedicata a uno dei più grandi protagonisti della musica italiana.
Mezzo secolo di storia
Quella di Ranieri è una storia che attraversa oltre cinquant’anni di spettacolo italiano. Una storia cominciata giovanissimo e costruita non soltanto sulle canzoni, ma sulla capacità di stare dentro la scena con un’energia instancabile e una presenza versatile. Cantante, attore, interprete, uomo di teatro: Massimo Ranieri è un artista che ha fatto dello spettacolo una forma di racconto. E si racconta, Ranieri, condividendo aneddoti che risalgono persino alla sua infanzia. E forse questo il tratto più interessante del suo rapporto con il pubblico che a suo un concerto si aspetta la musica sì, naturalmente, ma anche qualcosa che va oltre la semplice esecuzione dei brani. Si entra in un immaginario fatto di grandi melodie, passioni, amori, malinconie e memoria collettiva.
A sostenere Ranieri sul palco è una formazione di musicisti di grande esperienza: Danilo Riccardi al pianoforte, Luca Trolli alla batteria, Arnaldo Vacca alle percussioni, Andrea Pistilli e Tony Pujia alle chitarre, Stefano Puglisi al basso e Max Filosi al sax. Con loro, tre cantanti e polistrumentiste, Cristiana Polegri, Valentina Pinto e Giovanna Perna, contribuiscono a costruire l’architettura musicale dello spettacolo.
Ranieri di ieri e di oggi
Più di quattordici milioni di dischi venduti, un repertorio nel quale le nuove canzoni convivono con i brani storici dalla grande potenza evocativa che hanno accompagnato intere generazioni.
Sceglie di iniziare col botto Ranieri: La voce de silenzio è indubbiamente la scelta migliore per aprire la scatola dei ricordi. E poi Se bruciasse la città, Rose Rosse, Erba di casa mia, Vent’anni, un viaggio nel tempo nel quale il passato non viene semplicemente celebrato, ma continua a dialogare con il presente perché ha ancora molto da dire.
Perdere l’amore è il gran finale, «probabilmente una delle canzoni più belle che abbia mai cantato, sicuramente la più famosa», quella di “tutti i sogni ancora in volo”, una frase che – dice Ranieri – «per me è un modo di vivere. Per quanto mi riguarda i sogni devono continuare a volare sempre. In fondo noi, diceva Shakespeare, siamo fatti della stessa sostanza dei sogni».
Torna sul palco, chiamato a gran voce dal pubblico, con Tu vuo’ fa’ l’americano, omaggio a Renato Carosone, un altro grande figlio di Napoli.
La nostra storia
Dentro quelle canzoni le persone ritrovano pezzi della propria vita, della propria storia. Una melodia può riportare improvvisamente a un’estate lontana, a un amore, a una persona che non c’è più, a un tempo nel quale tutto sembrava diverso. È un po’ come rivivere un pezzetto del proprio vissuto, come rileggere un capitolo della nostra storia.
È anche per questo che certi artisti continuano ad abitare i palcoscenici e a riempire piazze e teatri. Non soltanto perché il pubblico li conosce, ma perché riconosce sé stesso nelle loro canzoni. Eccolo il senso più autentico di quei sogni ancora in volo: non avere smesso di desiderare, di credere, di cercare.
